Fumatore morì per tumore: no della Cassazione a risarcimento

Fumatore morì per tumore: no della Cassazione a risarcimento

Fumatore morì per tumore: no della Cassazione a risarcimento

"Per tale motivo - sottolinea il Codacons - invitiamo i parenti della vittima a fare ricorso contro la Cassazione presso la Corte europea dei diritti dell'uomo, e ci mettiamo a disposizione dei fumatori che hanno sviluppato patologie a causa del tabacco e dei loro parenti per intentare cause nei tribunali italiani allo scopo di ribaltare l'ingiusta sentenza odierna".

Il rifiuto della Corte di Cassazione viene soprattutto dal fatto che la pericolosità del fumo sia nota e dichiarata da decenni, sia dei produttori di tabacco che dal Ministero della Salute.

Danno escluso per il ricorrente, ancora di più perché tabagista incallito, che aveva iniziato a fumare da ragazzo (due pacchetti di Malboro al giorno) quando ancora non c'erano le avvertenze sulla nocività del "vizio".

La battaglia legale ha chiamato in causa anche il Ministero della Salute e lo Stato italiano.

Il ricorrente aveva cominciato da giovane a fumare due pacchetti di sigarette al giorno e questa abitudine aveva determinato la formazione di un carcinoma al lobo inferiore del polmone sinistro. Dopo l'insorgere dei primi sintomi della malattia aveva provato a smettere. Per questo, imputava la causa della sua malattia ai soggetti che avevano prodotto e posto in commercio le sigarette, sostenendo che "il produttore aveva subdolamente studiato e inserito nel prodotto sostanze tali da generare uno stato di bisogno imperioso con dipendenza psichica e fisica tali da indurlo a diventare un tabagista incallito".

Aveva anche chiesto che fosse accertato e dichiarato che le sigarette da lui fumate contenevano sostanze nocive all'organismo che procuravano nel tempo assuefazione e per questo che fosse accertato e dichiarato che lui non aveva mai prestato un libero consenso acquistando le sigarette, ma di essere stato "viziato e carpito dai convenuti con raggiri e dolo". Ma, come già avvenuto in secondo grado, anche i Supremi giudici non hanno avvalorato le accuse contro il ministero della Salute, colpevole secondo i familiari dell'uomo di non aver salvaguardato la salute pubblica, e contro lo Stato che non ha offerto un prodotto più naturale. La decisione ha stabilito che la dannosità del fumo costituisce dato di comune esperienza, conosciuta addirittura dagli anni settanta.

Prima il Tribunale, poi la Corte di Appello hanno respinto la richiesta per "insussistenza del nesso di causa fra le pretese condotte illegittime dei convenuti ed il danno, alla stregua dell'individuazione del principio di diritto della causa prossima di rilievo". "Campagne pubblicitarie promosse da organizzazioni non lucrative lanciarono in quegli anni moniti di qualche risonanza". Tuttavia la causa l'uomo l'ha persa ed è morto prima che il procedimento si potesse concludere, Ma adesso i familiari si ritrovano con una condanna e costretti a pagare le spese legali di circa €20000. Non si può sostenere, inoltre, che la nicotina annulli la capacità di autodeterminazione del soggetto 'costringendolo' a fumare. Questo non è previsto per il fumatore che si ammala di tumore, la sentenza arriva dalla Cassazione.

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