Rapina in una gioielleria veneta, la pista porta verso il Salento

La gioelleria di Dolo rapinata il 13 ottobre 2017-2

Rapina in una gioielleria veneta, la pista porta verso il Salento

Carabinieri e Procura di Venezia sono certi di aver individuato la banda di rapinatori trasfertisti che ha messo a segno la rapina ai danni della gioielleria Canova di Dolo, il 13 ottobre, nella centralissima va Mazzini. In questo frangente di tempo, si sarebbero impossessati di oggetti d'oro e preziosi, per poi fuggire.

Dalle prime ore della mattinata di oggi, nelle province di Brindisi e Lecce, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Venezia, con il supporto del personale del Comando Provinciale Carabinieri di Brindisi, hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Venezia, Roberta Marchiori - in accoglimento della richiesta del pm Giorgio Gava, nei confronti di 4 persone, tutti con precedenti e provenienti dalla provincia di Brindisi, ritenuti responsabili a vario titolo del reato di "rapina pluriaggravata in concorso e porto e detenzione illegale di arma da fuoco". Nel frattempo i banditi hanno portato via gioielli ed orologi per un valore complessivo di circa 45.000 euro.

Gli arrestati sono Francesco Andriola, di 39 anni, Luciano Pagano di 34 anni, Ugo Ugolini di 32 anni, e Maurizio Cannalire di 57 anni. La proprietaria e un tecnico presente in quel momento furono così immobilizzati con fascette ai polsi e costretti a sdraiarsi per terra.

Nelle fasi culminanti della rapina, due adolescenti del luogo, che stavano transitando in prossimità della gioielleria, resisi conto dell'accaduto hanno chiamato il 112. Al suo arrivo, il maresciallo dei carabinieri si fece prestare una bicicletta da un passante, poiché era l'unico mezzo per inseguire i rapinatori scappati in un vicolo molto stretto. La fuga, dopo un primo tratto a piedi, avvenne a bordo di una Fiat Punto blu. Targa che è stata decisiva per risalire agli autori materiali della rapina e ai due complici, che avevano fornito loro appoggio operativo e logistico, compiendo il sopralluogo preliminare in gioielleria e agevolando la fuga dei due, oltre a rivendere poi la refurtiva in Puglia, dove tutti e quattro rientrarono dopo la rapina.

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