Meno morti di tumori e malattie croniche, ma non al Sud

Meno morti di tumori e malattie croniche, ma non al Sud

Al Sud si sta peggio: molti più morti per cancro e malattie croniche

A sottolinearlo è il direttore scientifico dell'Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane, Alessandro Solipaca, in occasione della presentazione del Rapporto Osservasalute 2017. Purtroppo non è una novità ma i dati dell'OSservatorio continuano a preoccupare il Sud. "La Campania, e in particolare la Calabria, sono le regioni che nel quadro complessivo mostrano il profilo peggiore".

Se vi ammalate di un male incurabile e vivete al Sud, fatevi il segno della croce perché se è vero che in Italia si muore meno per tumori e malattie croniche, è anche vero che questo accade nelle regioni settentrionali, dove la prevenzione (e la sanità) funziona meglio.

"E' evidente il fallimento del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), anche nella sua ultima versione federalista, nel ridurre le differenze di spesa e della performance fra le regioni italiane". Fra essi 1,6 milioni di persone avranno bisogno di supporto per le attività quotidiane fondamentali come mangiare e lavarsi, mentre in 4,7 milioni richiederanno assistenza per cucinare, usare il telefono, gestire farmaci e risorse economiche, oltre che svolgere semplici attività domestiche. La 'maglia nera' per i dati peggiori spetta a Campania e Calabria, ma la differenza con le regioni settentrionali non è così marcata in tutto il Sud Italia; la 'forchetta' nei tassi di mortalità è infatti compresa in un intervallo tra il 5 percento e il 28 percento. Il dato è evidenziato dal Rapporto Osservasalute. Si evidenziano dunque, avverte l'indagine, "situazioni di buona copertura dei sistemi sanitari nelle regioni del Centro-Nord, mentre per il Meridione appare urgente un forte intervento in grado di evitare discriminazioni sul piano dell'accesso alle cure e dell'efficienza del sistema".

Disuguaglianze sociali inaccettabili e vergognose per un paese civile, e un'Italia che viaggia a due velocità sul fronte della salute. L'aumento è stato elevato nelle regioni del Nord, nel Centro i valori di tale spesa sono stati costanti, mentre sono diminuiti nelle regioni meridionali.

Nel decennio 2005-2015 "si è osservato un netto incremento della spesa privata (+23,2%, da 477,3 euro pro capite a 588,1), soprattutto nelle regioni del Nord". Per questo sarà ancora più importante cercare di fare attenzione alla prevenzione che rimane l'unico mezzo per combattere l'avanzare di patologie molto gravi, e spesso mortali, come i tumori. "Tali regioni si contraddistinguono per alti livelli di spesa pubblica pro capite, buoni livelli di erogazione dei Livelli essenziali di assistenza Lea e quote basse di persone che rinunciano alle cure".

Si osserva che a guidare la classifica delle regioni con la spesa privata pro capite più alta troviamo la Lombardia (608?), l'Emilia-Romagna (581?) e il Friuli Venezia Giulia (551?), che vantano anche strutture sanitarie pubbliche con standard qualitativi più elevati rispetto alle altre regioni. Una situazione a cui bisogna assolutamente cercare di porre rimedio.

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