Visita del Papa alla periferia di Roma

Roma Papa Francesco a Corviale fa il giro del Serpentone

Visita del Papa alla periferia di Roma

L'incontro con il "tesoro della parrocchia" - come li chiama il parroco - e cioè i poveri e gli anziani.

"Grazie tante per la vostra compagnia per essere lì in piedi, per l'accoglienza, per le cose che mi avete fatto vedere oggi". Qui, dal 1992 dopo la visita di Giovanni Paolo II alla parrocchia di San Paolo della Croce, vive - riferisce una nota di Tv2000 - la Fraternità dell'Incarnazione. Ma è soprattutto una parrocchia nata in un quartiere difficile, il Corviale, che doveva rappresentare la svolta rispetto ai quartieri dormitorio che si costruivano con abusi allora a Roma e che invece rimase incompiuto, un "serpentone" di case per la maggior parte occupate, fino agli interventi di riqualificazione. Lo attendevano monsignor Angelo de Donatis, vicario generale della diocesi di Roma, monsignor Paolo Selvadagi, vescovo ausiliare per il settore ovest, il parroco don Roberto Cassano e i sacerdoti della Comunità dell'Incarnazione che ha trovato la sua sede all'interno dell'immenso edificio.

Per la seconda volta durante il suo pontificato Papa Francesco visiterà un quartiere del Municipio XI. E gli incontri. Prima i bambini, poi i poveri e gli anziani.

Leonardo chiede al Papa quale sia il suo passo del Vangelo preferito, e il Papa risponde, facendosi promettere dai bambini che andranno a cercare quel passo del Vangelo. "Può succedere a tutti di sbagliare e lui è una persona che non ti fa sentire giudicato, anzi, si immedesima con te".

E l'uomo, incredulo di essere chiamato da Gesù, "si alzò e lo seguì". "Questo era uno dei peggiori e Gesù è riuscito a cambiarlo (...) Gesù è capace di cambiare il più cattivo e farne un evangelista, un apostolo e un santo". "Era un brav'uomo - ha specificato Emanuele - ma non era credente, anche se ha fatto battezzare tutti i suoi figli". Al Papa si scorgono gli occhi lucidi e tutta la piazza ascolta intensamente: "Che bello che un figlio dica di un suo papà, "era bravo". Dio è fiero del tuo papà, e tu prega tanto per il tuo papà". E' una bella testimonianza di quell'uomo ed è una bella testimonianza che il suo bambino abbia avuto il coraggio di piangere davanti a tutti noi. La fa Edoardo, e Papa Francesco - con una risposta che "sembra un po' noiosa" - dice di non aver "sentito niente di particolare, non ho sentito paura, non ho sentito una gioia speciale (...) Quando il Signore chiama, ti dà la pace".

"Ho sentito che Dio voleva quello. E io ho sentito la pace".

A suggerire al pontefice questa riflessione è stato un bambino di 8 anni, Emanuele, da poco rimasto orfano del proprio papà.

Papa Francesco loda il coraggio di Emanuele nel piangere davanti a tutti, e rimarca la "bella testimonianza data da quell'uomo ai suoi figli", una testimonianza che si è riverberata sul figlio "che ha ereditato la forza del papà". Ha fatto battezzare tutti i suoi figli anche se non credeva. Dio ha un cuore di papà e davanti a un padre non credente che è stato capace di battezzare i figli pensate che Dio sarebbe capace di lasciarlo lontano da lui? Dio abbandona i suoi figli? Sono chilometri di scale, non c'è una ditta di pulizie, non c'è un portiere. Ma Papa Francesco si rivolge a tutti.

Quindi, il Papa sottolinea che "ognuno di voi ha tanti problemi, malattie, dolori, problemi spirituali". Probabilmente ha qualche angoscia, dolore da sfogare. "Anche i mafiosi sono figli di Dio ma preferiscono comportarsi come figli del diavolo". E così, di fronte a Gesù che era lì, i discepoli "non riescono ad accettare, a lasciar passare quella verità che vedevano nel cuore". Il primo incontro è con i bambini che fanno il catechismo e ai piccoli Francesco affida il compito di pregare per i mafiosi, perché anche loro si convertano. Lui piange per il papà. Quando ci accostiamo alla penitenza Gesù ci rinnova. "Questa è la vera gioventù". "La vittoria di Cristo sul peccato". Questa è la "rinnovata giovinezza che ci porta il Signore". Se noi sentiamo la voglia di fare qualcosa di buono, è Gesù risorto che ci spinge a quello. Dunque "chiediamo la grazia che la gioia non ci impedisca di credere".

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