Tre Manifesti a Ebbing Missouri, podcast recensione di Cinetvlandia Featured

Tre manifesti a Ebbing, Missouri: Frances McDormand da Oscar

Golden Globes: riconoscimento a "Tre manifesti ad Ebbing" diretto da Martin Mcdonagh

Anche la questione dei conflitti razziali, all'ordine del giorno in America e specialmente in uno stato del sud come il Missouri, è affrontata troppo sbrigativamente, come se l'irlandese McDonagh, non possedendone una conoscenza diretta, non avesse gli strumenti culturali per una trattazione più approfondita e convincente. Giustizia per la sua adorata Angela, per sua figlia vittima di violenza e poi uccisa nel profondo Missouri.

È in sala dall'11 gennaio Tre manifesti a Ebbing, Missouri scritto e diretto da Martin McDonagh (un Oscar per il cortometraggio Six Shooter) con Frances McDormand, Woody Harrelson e Sam Rockwell. Il cielo quasi perennemente cenerino del Missouri echeggia sopra le teste di una popolazione che non hai mai veramente completato il percorso dallo schiavismo ai diritti civili moderni. Quando a Venezia, dato per favorito, riportava soltanto il premio alla sceneggiatura commentava: "è stata una bellissima esperienza, abbiamo bevuto tanti Negroni", mentre l'altra sera sul palco del Golden Globe (dove il film si è aggiudicato quattro statuette compresa quella come miglior film drammatico) si è limitato a salutare la mamma "che domani compie gli anni e ama queste cose, anche se forse avrebbe preferito vincesse Lady Bird". Il regista non vuole essere inquisitorio, questo è certo, il suo film, difatti, non si focalizza unicamente sulla denuncia di una madre arrabbiata, ma tende a sottolineare i problemi che circondano l'apparente quiete cittadina del Missouri.

Infine Jason Dixon, interpretato da Sam Rockwell. I dialoghi sono sempre secchi, espliciti, non badano al buonismo retorico, né all'educazione gratuita, ma rispecchiano il dolore e la rabbia di una madre che fa dell'ironia colorita il suo cavallo di battaglia; si specchia in un popolo rozzo, campagnolo, abituato a parlare senza mezzi termini, senza troppi giri di parole. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice. Quella rappresentata dal film costituisce dunque una comunità chiusa, indisponibile a tollerare la pubblicità e l'attenzione che l'iniziativa di Mildre provocano; i primi a esserne infastiditi, in quanto colpiti nella loro stessa professione, sono i personaggi di Willoughby e Dixon, sceriffo e vicesceriffo di Ebbing, che vedono le loro capacità investigative e il loro ruolo - e con essi l'autorità che ne consegue - messi a repentaglio dalle scritte campeggianti sui manifesti che dichiarano l'incapacità e il sostanziale disinteresse nella soluzione del caso. La bravura del regista si vede anche in questo: McDonagh riesce ad essere politico senza mai dare l'impressione di volerlo essere, senza mai evidenziarlo.

Costantemente animato dalla volontà di rendere umani i suoi personaggi, il regista non riesce a renderli coerenti e a tutto tondo, complessi e sfaccettati come vorrebbe, e finisce col poggiarsi quasi interamente sull'abilità degli interpreti.

I Tre Manifesti di Ebbing, e le vicende raccontate, non sono altro che il riflesso cinematografico del grande Paese degli Stati Uniti, ma anche del mondo intero. Che si risolva o meno, in fondo, è poco importante. Un viaggio verso la redenzione, quello al fianco di Frances McDormand, che vale la pena intraprendere. Partendo insieme a qualcun altro è più probabile che si arrivi da qualche parte.

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