Bio sacchetti "salati" in farmacia, "Servono cartelli informativi per spiegare la novità"

Polemica sacchetti biodegradabili

Bio sacchetti "salati" in farmacia, "Servono cartelli informativi per spiegare la novità"

Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di rapportarsi con le associazioni di categoria dei farmacisti presenti sul territorio regionale, affinché almeno nei primi mesi di entrata in vigore del nuovo obbligo, "le farmacie si dotino di cartelli informativi per spiegare la novità ed magari si cerchino delle soluzioni per andare incontro ai cittadini, in particolare alle persone anziane, magari non disponendo la consegna in automatico della sportina, ma di avvisare sempre l'utente informandolo sulla possibilità di poter ritirare i farmaci senza l'ausilio della busta o di poter portare sempre con sé sporte e sacchetti riutilizzabili".

"Tuttavia, la mancanza di una comunicazione adeguata nei confronti dei cittadini e degli organi di stampa ha creato fraintendimenti e la diffusione di informazioni a nostro avviso non corrette, soprattutto per quanto riguarda la raccolta differenziata dell'umido e gli impianti di compostaggio": così Massimo Centemero, direttore del Consorzio Italiano Compostatori (CIC) commentando l'introduzione dell'obbligo dal 1° gennaio 2018 di utilizzare come imballaggio primario per alimenti sfusi sacchi leggeri e ultraleggeri biodegradabili e compostabili certificati secondo la norma UNI EN 13432. Chi più ne ha più ne metta.

Questo perché, di fatto, quelle di tutte le altre insegne, invece, non lo sono, rendendo di fatto poi vano il riutilizzo dei sacchetti per la raccolta dell'umido una volta giunti casa.

Vale sia per quelle dei sacchetti ortofrutta che per quelle riportate direttamente su alcuni tipi di frutta e verdura, come ad esempio banane e mele.

Per riconoscere un sacchetto conforme alla legge bisogna controllare se riporta le scritte "biodegradabile e compostabile", quella dello standard europeo EN 13432:2002 e la certificazione di compostabilità. Da evitare assolutamente che nel ciclo di trattamento dei rifiuti organici finiscano buste di plastica tradizionale. Non può dunque essere riciclato nella filiera del recupero del rifiuto organico.

Si tratta, spiegano dal Consorzio, di "un materiale che risulta 'indigesto' ai microorganismi che trasformano gli scarti alimentari e verdi in compost".

Per il resto, va precisato che i sacchetti ortofrutta sono idonei per la raccolta dell'umido - cosa che può far risparmiare qualche centesimo.

"La Legge recentemente approvata ha un obiettivo condivisibile, in quanto mira a diminuire la presenza di plastica ultraleggera sostituendola con sacchetti compostabili". La direttiva europea appena recepita, infatti, non aggiunge un costo ulteriore per i consumatori ("Le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d'acquisto delle merci o dei prodotti imballati"), ma piuttosto esplicita il costo stesso del sacchetto, al fine di aumentare la trasparenza e la consapevolezza ambientale di chi acquista.

Solo nei supermercati Esselunga le etichette sono anch'esse compostabili.

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