Caso scontrini: condannato a 2 anni l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino

Caso scontrini: condannato a 2 anni l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino

Caso scontrini: condannato a 2 anni l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino

L'ex sindaco Ignazio Marino, in appello, è stato condannato per il caso degli scontrini, a due anni di reclusione. In primo grado l'ex primo cittadino era stato assolto.

Si parla di cene a parenti e amici per un totale di tredicimila euro, tutto rigorosamente pagato con la carta di credito del Campidoglio. Lo ha detto l'avvocato Enzo Musco, difensore dell'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, al termine dell'arringa difensiva nel processo d'appello per la vicenda degli scontrini.

Ignazio Marino condannato a due anni per peculato e falso.

Secondo l'accusa, che aveva chiesto la condanna a due anni e sei mesi, "26 delle 54 cene avvennero in giorni festivi o prefestivi", in momenti ritenuti quindi "liberi da impegni istituzionali". I reati contestati a Marino sono falso e peculato, per la vicenda degli scontrini, e truffa, in relazione ai compensi per alcuni collaboratori fittizi della Onlus Imagine, da lui fondata. "Un dato che contrasta con la più ovvia realtà e la logica più elementare", dichiara Ignazio Marino. A Marino è stata comminata anche l'interdizione temporanea dai pubblici uffici.

Marino ha lasciato la corte d'Appello di Roma senza rilasciare dichiarazioni. In altre parole, Marino avrebbe usato la carta di credito del comune per pagare alcune sue cene personali. E ha poi ricordato l'esiguità della cifra in discussione spese per le cene a fronte dell'attività del sindaco della Capitale d'Italia. L'ex sindaco era stato assolto in primo grado.

"La corte di Appello di Roma oggi condanna l'intera attività di rappresentanza del sindaco della Città Eterna". Non posso non pensare che si tratti di una sentenza dal sapore politico proprio nel momento in cui si avvicinano due importanti scadenze elettorali per il Paese e per la Regione Lazio. Sono amareggiato anche se tranquillo con la mia coscienza perché so di non aver mai speso un euro pubblico per fini privati.

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