Dybala: "Potevo giocare con l'Italia, dire di no fu dura"

Paulo Dybala il mio paradiso amaro

Juventus, Dybala: "Ecco perché ho rifiutato la nazionale italiana"

Il padre Adolfo morì quando era ancora un adolescente: "È morto per un tumore, quando avevo 15 anni".

A tutto Paulo Dybala. La questione "filosofica" è stata affrontata da Paulo Dybala in un'intervista rilasciata a Vanity Fair. L'attaccante della Juventus ha rilasciato una lunga intervista alla rivista 'Vanity Fair' di cui vi riportiamo alcuni estratti: "Dio ci dà un dono, ma poi quel dono va lavorato". Fu un dolore fortissimo - svela il campione della Juventus Dybala -. Nei mesi precedenti non riusciva più a venirmi a trovare e il club mi fece andare a casa per un po' di tempo.

Sui sogni nel cassetto: "Quando ci riunivamo intorno al fuoco, da bambini, d'estate, espressi con i miei amici il desiderio di vincere il Pallone d'Oro". Forse un giorno lo ritroverò o forse no, a papà però penso sempre e gli dedico tutti i miei gol”. Sarebbe un messaggio importante per tanti bambini.

Poi la frase che sembra essere un riferimento alla sua condizione attuale: un momento di appannamento, dentro e fuori dal campo, che forse il ritorno con la storica fidanzata Antonella Cavalieri potrebbe colmare. Solo così riesce a rivelare la vera natura dell'essere calciatori che, secondo la sua visione, è tutt'altro che esclusivamente bellezza e adrenalina: “Quando abbiamo un pallone tra i piedi, noi calciatori siamo felicissimi. Avrebbe voluto vederlo con la maglia del Boca Junior, ma il destino ha voluto che Dybala andasse in una città lontana migliaia di chilometri. "Il più delle volte un calciatore che arriva a questi livelli diventa purtroppo un uomo molto solo".

Infine, una battuta sul Mondiale e su quel rifiuto alla maglia della nazionale italiana.

SUGGESTIONE NAZIONALE AZZURRA - "In passato mi è stato chiesto di vestire l'azzurro e sono stato molto grato". Avevo 19 anni e rispondere "no, grazie" fu dura.

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