Trump: "Gerusalemme è la capitale di Israele"

Trump dichiara Gerusalemme capitale di Israele. Palestinesi in protesta

Ambasciata Usa a Gerusalemme: preoccupazione in tutto il mondo

GERUSALEMME "Trump e Gerusalemme non c'entrano nulla con i problemi reali - dice lo scrittore israeliano Etgar Keret -". Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha sottolineato che la decisione di Trump potrebbe mettere a repentaglio il processo di pace nella regione. "Intacca i simboli, non la realtà".

Gli arabi si ribellarono a tale piano, dando inizio a una serie di conflitti, il primo dei quali nel 1948, dal quale uscì vittorioso Israele. L'allora premier israeliano Ehud Barak offrì il 95% della Cisgiordania alla controparte palestinese- cosa impensabile per l'attuale governo di Benjamin Netanyahu - ma alla fine l'accordo con l'allora presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Yasser Arafat, naufragò proprio su Gerusalemme Est.

È nuovo nel senso che le ragioni della real politik avevano spinto i presidenti degli ultimi 20 anni a rimandare questo passo. Come del resto lo è quello della crescita dell'influenza dell'Iran in tutta la regione. Io sono diverso e migliore di tutti. "Non delle parole vuote di Trump su Gerusalemme".

Una risposta chiara c'è già da parte del mondo arabo: il presidente turco Recepp Tayipp Erdogan, leader della Fratellanza Musulmana, già martedì ha convocato i Paesi della Lega Araba per la prossima settimana, compresi dunque gli Stati sunniti del Golfo.

"Non c'è alcun processo di pace, nessuna prospettiva concreta ormai da molto tempo. Preferiscono deviare l'attenzione dell'opinione pubblica con lo status della Città Santa". La scelta entusiasmerà i conservatori repubblicani e i cristiani evangelici, che costituiscono gran parte della base politica del magnate; ma complicherà la realizzazione del desiderio di Trump di un Medioriente più stabile e di una pace fra israeliani e palestinesi, facendo salire la tensione nell'area e con il rischio di far esplodere violenze. A Tel Aviv un portavoce militare si è limitato a confermare che in quella zona i soldati hanno disperso una manifestazione violenta palestinese. Cosa capita se la destra israeliana si oppone a qualsiasi compromesso? Perplessità anche da Mosca, mentre Hamas replica: "sono state aperte le porte dell'Inferno. È pura demagogia che cerca di nascondere il vuoto di idee e iniziative". La prima intifada avvenne nel 1987, la seconda nel 2000 e la terza, meglio conosciuta come l'intifada dei coltelli, nel 2015. Di sicuro, dall'altra parte, proseguono i vari endorsement anti-Tycoon la cui decisione, secondo il presidene palestinese Abu Mazen, "equivale a una rinuncia da parte degli Stati del ruolo di mediatori di pace". Tutti i principali gruppi palestinesi hanno già dato il via libera alla protesta, annunciando 'tre giornate della collerà fino a venerdì. E in Israele siede un governo composto da gente contraria a qualsiasi concessione per la nascita di due Stati.

Tre dimostranti palestinesi, poi, sono rimasti feriti dal fuoco di militari israeliani quando stamane la manifestazione di protesta a cui partecipavano presso Khan Yunes (Gaza) ha raggiunto i reticolati della linea di demarcazione della Striscia con Israele.

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