Istat, nuova ricerca evidenzia il rischio povertà per un italiano su tre

Povertà al galoppo in Italia

Esclusione sociale e povertà, azioni sempre più condivise

La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale include tutti coloro che si trovano in almeno una tra tre condizioni: appunto, risultino a rischio di povertà, vivendo in famiglie sotto la soglia dei 9.748 euro annui; o in condizioni di grave deprivazione materiale (mostra cioè almeno quattro dei nove segnali di deprivazione previsti, dall'essere in ritardo con i pagamenti a non potersi permettere di riscaldare in modo adeguata la casa o andare fuori, in vacanza, per una settimana); o si trovino in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia con componenti tra i 18 e i 59 anni che hanno lavorato meno di un quinto del tempo (se si fa riferimento a una singola persona si tratta di meno di tre mesi l'anno).

Il 30% degli italiani è a rischio povertà ed esclusione sociale. Questa la traduzione in numeri assoluti di una percentuale pari al 30%. Nel 2016 gli obiettivi prefissati sono ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto. Il Mezzogiorno resta l'area maggiormente esposta al rischio di povertà o esclusione sociale.

Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%). Chiaramente le condizioni di vita precarie si incontrano in nuclei familiari monoreddito: "elevati livelli di rischio di povertà o esclusione sociale si osservano anche tra coloro che vivono in famiglie monoreddito (46,7%) o in famiglie con fonte principale di reddito non proveniente da attività lavorative (35,8% se la fonte principale è una pensione e/o un altro trasferimento pubblico, 67,4% se si tratta di altra fonte)". "Tali dati - dice Federconsumatori - rivelano che la forbice tra i più benestanti e i più poveri si è allargata, con un allarmante, ulteriore, incremento delle diseguaglianze economiche".

E tuttavia aumentano sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%). Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, era pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). Al Nord il rischio è minore, ma le cifre negative sono comunque in aumento. Il reddito mediano è in aumento al sud in misura quasi doppia in confronto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione. I dati di oggi ci dicono che non basta varare il Rei, cercando di tamponare l'emergenza.

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