Allarme Caritas: giovani più pover* dei loro genitori

Caritas 1 giovane su 10 vive in povertà assoluta

Povertà, Caritas: “Un under 34 su 10 in indigenza. I nipoti ora stanno peggio dei nonni”

Il Papa ricorda che "da sempre la Chiesa ha compreso l'importanza del grido dei poveri", e ricorda l'esperienza delle prime Comunità cristiane in cui era al centro il servizio ai più poveri. "I dati oggi ci dicono una cosa drammatica: i figli stanno peggio dei genitori, i nipoti peggio dei nonni", ha detto mons. Nel nostro paese - ricorda il Rapporto - un giovane su dieci vive in uno stato di povertà assoluta; nel 2007 appena uno su 50. È quanto emerge dal Rapporto 2017 della Caritas sulle povertà giovanili e l'esclusione sociale, presentato questa mattina a Roma nella sede dell'Associazione stampa estera.

Più di un persona su 5 (il 22,7%), tra chi si rivolge ai Centri di ascolto della Caritas, ha meno di 34 anni: il 10,7% degli italiani, il 31,5% degli stranieri.

Ecco perché l' "indice di divario generazionale" (GDI) messo a punto dalla Fondazione Bruno Visentini permette di attestare che se un giovane nel 2004 impiegava 10 anni per costruirsi una vita indipendente, nel 2020 ne impiegherà 18 e nel 2030 addirittura 28, diventando quindi autonomo quasi a cinquant'anni (se ovviamente ci arriva visto lo stato d'indigenza prospettato).

Il 12,5% dei minorenni (1.292 mila) sono in povertà assoluta mentre tra gli over 65 la percentuale è in diminuzione ed è passata dal 4,8% al 3,9%.

Si legge nel Rapporto: "Se negli anni antecedenti la crisi economica la categoria più svantaggiata era quella degli anziani, da circa cinque anni sono invece i giovani e giovanissimi (under 34) a vivere la situazione più critica, decisamente più allarmante di quella vissuta un decennio fa dagli ultra-sessantacinquenni". L'età media è di 43,6 anni, il 64,4% è disoccupato. Alta tra loro la quota di senza dimora (26,4%). Il problema più frequente anche nel 2016 è la povertà economica (76,7%), seguita da problemi occupazionali (56,8%), abitativi (24,1%) e familiari (14,0%). Tra gli italiani, la maggior parte è femmina (62,6%), del Mezzogiorno (39,1%), disoccupato (70,5%), con figli (60,6%) e con basso livello di istruzione (il 68,5% ha un titolo inferiore o uguale alla licenza media). Tra i giovani stranieri prevalgono i maschi (54,1%), provenienti per lo più da Marocco, Romania, Nigeria Albania e Pakistan e incontrati soprattutto nei centri del Nord (52,2%). Il 70,5% è disoccupato, il 69,2% è in regola con il permesso di soggiorno. La prassi della condivisione è un richiamo all'essenziale, e si traduce in un vero incontro con i poveri che come avverte il Santo Padre, non vanno visti come "destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza". Dovremmo allargare un po' lo sguardo alle tante donne prive di dignità, ai nostri giovani. "Il futuro di molti giovani in Italia non è serenamente proiettato verso l'avvenire - commenta Nunzio Galantino, segretario generale dei vescovi - i ragazzi guardano il futuro con la testa indietro, con lo sguardo rivolto al passato, che consegnava loro quantomeno una prospettiva".

Altre Notizie