Luigi Di Maio e la svolta pro Usa del Movimento 5 Stelle

Di Maio da Fazio:

Di Maio da Fazio: "Renzi? Non è lui il candidato premier del Pd"

Chi volesse però trovarci un oscuro e magari inconscio segno di ribellione alla madre (la cantonata come invettiva), si fermi lì. Se non fosse che è stato candidato premier alle prossime elezioni. Ecco Gigino lo storico che colloca Pinochet in Venezuela. Ma ecco, anche, il disinvolto propalatore di sciocchezze più imbarazzanti, come trasformare l'appena scomparso sociologo Luciano Gallino nello "psicologo Gallini" o azzardarsi a parlare della "lobby dei malati di cancro".

Insomma il tiro al Gigino è un boomerang, ogni sberleffo allontana il tiratore dal sentire delle persone reali, cui una sinistra vera dovrebbe tendere. Farsi capire oggi è più difficile. Il fatto è che ad affermarlo, purtroppo, è tale Sebastian Gorka, ex vice assistente di Trump per la Sicurezza nazionale messo alla porta lo scorso agosto, uno che pochi giorni prima degli incidenti di Charlottesville teorizzava che i suprematisti bianchi non sono il problema e che sono i neri ad ammazzarsi fra loro, ed è sospettato di contatti con organizzazioni europee di estrema destra. Ma a parte questo piccolo paradosso, non sfugge a nessuno che è vero che a molti stava simpatico Mike Bongiorno per le sue gaffe, ma non risulta che qualcuno abbia mai proposto il presentatore della signora Longari come guida del paese. Provassero, i sapientoni, a farsi un giretto per strada, in un mercatino rionale, in una periferia qualsiasi, e domandassero ai passanti cosa sia l'alter ego o dove sia nato Pinochet. "Ricordo a tutti che la prima visita di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio dopo il nostro inaspettato successo nel 2013 fu all'ambasciata americana a Roma", ha affermato non a caso il vicepresidente della Camera prima di partire alla volta degli States. "Ma non così male". I grillini sono da sempre stati accusati di cercare un'intesa con la Russia e Di Maio con questo intervento e questo viaggio istituzionale ha proprio voluto cercare di chiarire la posizione del Movimento. Il capo politico dei cinquestelle lo ha sottolineato in maniera decisa con questo viaggio, che peraltro fa seguito a quello della scorsa primavera ad Harvard e Boston. E per la maggior parte, l'effetto della gaffe servirà a rendere più forti le convinzioni pregresse su Di Maio: chi lo vedeva come un incapace lo vedrà ancora di più come un incapace, chi lo vedeva come la salvezza dell'Italia penserà che, a parte le gaffe, lui rimane la salvezza dell'Italia. Semplicemente, e a meno che non sia qualcosa di grave e con altre ripercussioni, nessuno.

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