Libia: Onu boccia accordo con UE, politica intercettazioni e' "disumana"

Migranti, per l'Onu è

Libia: Onu boccia accordo con UE, politica intercettazioni e' “disumana”

"Migliaia di uomini denutriti e traumatizzati, donne e bambini ammassati gli uni sugli altri, rinchiusi dentro capannoni senza la possibilità di accedere ai servizi più basilari" descrive drammaticamente. "L'Ue sta dunque proseguendo gli sforzi per sostenere la creazione di un processo standard da parte delle autorità libiche attraverso il quale i migranti soccorsi dalla guardia costiera libica siano sbarcati e portati in centri di accoglienza che corrispondano agli standard umanitari internazionali".

L'Alto commissario delle Nazioni Unite ai diritti umani, Zeid Raad al Hussein, ha denunciato il deterioramento delle condizioni di detenzione dei migranti in Libia, giudicando "disumana" la cooperazione dell'Unione Europea con questo Paese. "La comunità internazionale - ha affermato - non può continuare a chiudere un occhio di fronte agli inimmaginabili orrori subiti dai migranti in Libia, o pretendere che la situazione possa essere risolta solo con il miglioramento delle condizioni di detenzione".

Al Hussein accusa "l'Ue e i suoi stati membri di non aver fatto nulla per ridurre gli abusi perpetrati sui migranti".

Il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani ha fatto sapere che "molto probabilmente, domani sarà presa la decisione ufficiale di inviare una delegazione del parlamento europeo in Libia per verificare la situazione" che definisce "assolutamente inaccettabile".

"800 dinari... 900, 1.100... venduto per 1.200 dinari (pari a 800 dollari)", recita la voce dell'uomo che mette all'asta un giovane, che dovrebbe essere un nigeriano, definito "un ragazzone forte, adatto al lavoro nei campi".

Queste sette persone hanno trovato il coraggio di collaborare con la polizia e la magistratura italiana, di accusare e riconoscere alcuni dei loro carcerieri e ora di aiutare gli inquirenti nella caccia al feroce "generale Alì", il capo dei miliziani che gestiscono la fortezza al confine del deserto in cui sono tenuti prigionieri centinaia di migranti "costretti a subire torture e violenze atroci per chiedere alle famiglie altri soldi come riscatto per la loro liberazione".

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