Gli Stati Uniti si ritirano dall'Unesco. La direttrice dell'agenzia Onu: "Grande perdita"

La sede dell'Unesco in una

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Bokova parla di una "perdita per l'Unesco e per la famiglia delle Nazioni Unite".

Gli Stati Uniti hanno notificato all'UNESCO la loro uscita dall'organizzazione. La decisione di ritirarsi dalla condizione di stato membro, e di diventare semplici osservatori permanenti, è arrivata in corrispondenza dell'elezione del nuovo direttore dell'agenzia.

L'Unesco è stata fondata durante la Conferenza dei Ministri Alleati dell'Istruzione (CAME), gruppo di Ministri dell'Istruzione dei Paesi Alleati contro il Nazismo che si è svolta tra l'1 e il 16 novembre 1945.

La decisione degli Usa di ritirarsi dall'Unesco è "una triste notizia": lo ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. Per ora sono rimasti in lizza due soli candidati che sono pari a livello di preferenze: l'ex ministro della cultura francese Audrey Azoulay e il suo omologo del Qatar Hamad Bin Abdulaziz Al-Kawari su cui Israele ha già espresso le proprie preoccupazioni. "È una perdita per il multilateralismo - continua la Bokova - il compito dell'Unesco non è finito e continueremo ad andare avanti per costruire un 21esimo secolo più giusto, più pacifico e più equo, e per questo l'Unesco ha bisogno dell'impegno di tutti gli stati". L'esito potrebbe arrivare entro questa sera oppure domani. Da soli gli Usa rappresentavano il 20% del bilancio dell'Unesco. Sei anni fa Washington ha deciso di tagliare oltre 80 milioni di dollari all'anno per l'agenzia, circa il 22% dell'intero budget dell'Unesco, proprio in seguito alla decisione di far entrare la Palestina nell'organizzazione. Senza contare la ritorsione del Giappone, il secondo finanziatore più importante, che ha rifiutato di pagare la sua quota 2016 in seguito all'iscrizione, nel 2015, nel registro della memoria mondiale, del Massacro di Nankin, perpetrato dall'esercito imperiale giapponese nel 1937.

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