Consip, pm Woodcock ora indagato anche per falso

Henry John Woodcock

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Il pm di Napoli è indagato per falso dalla procura di Napoli in concorso con l'ex capitano del Noe Gianpaolo Scafarto in relazione all'inchiesta Consip. Quella scelta - avrebbe raccontato Scafarto agli inquirenti romani durante l'interrogatorio di garanzia - non fu sua, ma "indotta" dal pm. Sarebbe stato proprio l' ufficiale del Noe - secondo quando scrivono oggi Il Corriere della Sera, il Messaggero e il Mattino - a dire ai pm di Roma di essere stato indotto dal magistrato a scrivere in una informativa che i servizi segreti avrebbero spiato i carabinieri che stavano indagando sull' imprenditore Alfredo Romeo. Ed ecco i dettagli che hanno portato al fascicolo per falso contro Woodcock: "L'informativa entrava subito nel merito" prosegue la Musti, "Mai vista una così, senza gli indagati e i reati in testa".

Woodcock e "il capitolo specifico" "La necessità di compilare un capitolo specifico, inerente al coinvolgimento di personaggi legati ai servizi segreti fu a me rappresentata come utile direttamente dal dottor Henry John Woodcock, che mi disse testualmente: al posto vostro farei capitolo autonomo su tali vicende, che io condivisi". "Scoppierà un casino" le aveva preannunciato Scafarto, a quanto pare, cogliendo nel segno.

Verbale al Csm getta nuove ombre su Scafarto e De Caprio Intanto la Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha inviato alla Procura di Roma il verbale del procuratore capo di Modena Lucia Mussi, la quale getta una ulteriore ombra sia sullo stesso Scafarto sia sull'allora comandante del Noe, il colonnello Sergio De Caprio alias Ultimo, l'investigatore che ha arrestato Totò Riina.

Il magistrato titolare del primo filone dell'inchiesta Consip non ha voluto rilasciare commenti.

Negli scorsi giorni, davanti al gup del Tribunale di Roma Rosalba Liso, è arrivata la prima sentenza relativa all'indagine Consip: Marco Gasparri, il funzionario della centrale acquisti della pubblica amministrazione, ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi di carcere per corruzione.

Sul fatto è intervenuto il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio: "Le notizie sono davvero inquietanti e preoccupanti per la nostra democrazia", ha detto. "Verità e stabilità, di questo c'è bisogno perché è democrazia solo se si arriva alla verità dei fatti". A riferire i colloqui avuti con loro è stata la procuratrice capo di Modena, Lucia Musti, in un'audizione tenuta a luglio scorso al Csm, nella quale ha riferito che nell'aprile 2015 i due carabinieri le avrebbero detto: "Dottoressa, lei, se vuole, ha una bomba in mano".

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