Terremoto all'Asp di Catanzaro, nove indagati: due finiscono agli arresti domiciliari

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Terremoto all'Asp di Catanzaro, nove indagati: due finiscono agli arresti domiciliari

Gli inquirenti sostengono che il dirigente, inoltre, si sarebbe appropriato di circa 13 mila euro come rimborsi spese per svariate trasferte, sia in Italia che all'estero, predisponendo dei giustificativi di spesa falsi o alterati nel loro contenuto. Dalle prime luci dell'alba, il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza del capoluogo, coordinata dalla Procura della Repubblica, sta eseguendo ben nove misure cautelari. Nell'operazione "Stop and go", che prende il nome dal progetto co-finanzianto dalla Commissione europea e dedicato agli anziani, sono indagati complessivamente 12 dipendenti pubblici in servizio all'Asp di Catanzaro. In sostanza, se quei soldi fossero stati spesi per la ragione per la quale sono stati erogati, gli anziani della provincia di Catanzaro avrebbero potuto godere di sistemi domiciliari più tecnologici nel settore del sostegno sanitario e salvavita.

Sequestrati beni per un valore di 300mila euro. Quest'ultimo, addetto al sistema informatico aziendale, avrebbe aiutato il dirigente Romano a ottenere per sé e per altri dieci indagati, la liquidazione di ingenti indennità non dovute.

Oltre ai domiciliari nei confronti di Romano e Ieso, le sette le misure interdittive eseguite consistono nella sospensione immediata dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio per la durata di un anno e hanno colpito Francesco Francavilla, 60enne; Maurizio Rocca, 59enne; Silvia Lanatà, 49enne; Giuseppe Fazio, 62enne; Dario Marino, 39enne; Francesco Grillone, 48enne e Giuseppe Pugliese, 49 anni.

Dure sono state le dichiarazioni del procuratore capo Nicola Gratteri: "Si tratta di un'indagine di qualità basata su intercettazioni chiare e inequivoche degli attori protagonisti. I fondi sottratti erano destinati al miglioramento dell'assistenza sanitaria agli anziani bisognosi che non hanno la possibilità di curarsi". Il progetto "Stop and go" era diventato una sorta di "pozzo di San Patrizio" dal quale attingere anche per le missioni a Roma e a Bruxelles. "Gli indagati si sono distinti per l'incapacità non solo nella realizzazione di un contributo quanto per la sottrazione di fondi che avveniva in maniera spudorata".

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