Delitto Yara, oggi la sentenza in Appello per Massimo Bossetti

Yara, Bossetti a processo: DNA è sbagliato, sentenza sia di innocenza

Omicidio di Yara, Bossetti in aula: “Poteva essere mia figlia”

L'imputato Massimo Bossetti, all'inizio delle sue dichiarazioni spontanee, ha voluto rivolgere un "sincero pensiero" alla vittima. Una bambina che amava la vita e che potrebbe essere mia figlia, la figlia di tutti noi. Per l'accusa, il sostituto procuratore generale Marco Martani ha chiesto di ribadire il carcere a vita stabilito il primo luglio di un anno fa dall'Assise di Bergamo e di condannare l'imputato anche a sei mesi di reclusione per avere calunniato il collega di lavoro Massimo Maggioni, in quanto in primo grado Bossetti era stato assolto. "Pensate però come può sentirsi una persona attaccata con ipotesi fantasiose e irreali" ha detto leggendo da dei fogli estratti da una cartella rossa.

Prima del ritiro dei giudici in camera di consiglio, Bossetti prenderà la parola per tornare a dichiararsi innocente nelle speranza che, come dicono i suoi legali, "qualcuno finalmente gli dia retta". La tredicenne scomparve il 26 novembre 2010 dopo aver lasciato la palestra di Brembate di Sopra, paese della Bergamasca in cui viveva. Il muratore ha anche stigmatizzato il modo con cui fu arrestato: "C'era necessità di scomodare un esercito e umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?". Il muratore si è difeso con le unghie e con i denti e si è detto certo che uscirà dal carcere "a testa alta". Non sono io l'assassino, mettetevelo in mente. Lo chiederà questa mattina lo stesso imputato, in un ultimo, disperato, appello ai giudici: "Da tre anni - ha scritto Bossetti nella lettera - invoco la mia innocenza, da tre anni chiedo anche tramite i miei avvocati l'unica cosa che può consentire di difendermi, la perizia in contraddittorio sul Dna". Una prova "granitica" secondo l'accusa ma che per i difensori presenta molte lacune: "Quel Dna non è suo, non c'è stato nessun match, ha talmente tante criticità che sono più i suoi difetti che i suoi marcatori". "E' un errore. Ecco spiegato quello che non è spiegabile in natura. - afferma Bossetti - Rifate la prova del Dna e vedrete che i risultati mi daranno ragione". Per la difesa "un mezzo Dna", mentre gli indizi sarebbero "solo suggestioni", comprese le ricerche a sfondo pornografico sui computer di casa delle quali si attribuì la responsabilità la moglie del muratore.

Parlando del suo arresto, avvenuto il 16 giugno 2014, in un cantiere alle porte di Bergamo, Bossetti ha poi parlato delle "modalità scandalose" usate, a suo dire, dai carabinieri: "Tutto sulla mia pelle, non posso fare finta di nulla".

Altre Notizie