Barnier, al via negoziati sulla Brexit

Gb la May tra incendio e Brexit rischia la sfiducia

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Il piano del premier Theresa May di andare ad elezioni anticipate per presentarsi in Parlamento e in Europa con un mandato forte per negoziare l'Hard Brexit è fallito miseramente. Il governo di Londra, infatti, è tutto fuorché saldo.

Un rapporto con l'Ue analogo a quello della Norvegia è l'unico modello in grado di attirare il sostegno del mondo della politica e dall'opinione pubblica britannici, senza che ciò metta a repentaglio i principi dell'Ue o infligga ingenti costi economici a entrambe le parti.

In questo momento, due squadre negoziali guidate da Michel Barnier (per l'Ue) e da David Davis (ministro del Regno Unito per la Brexit) si stanno confrontando per negoziare le condizioni per l'uscita del Regno Unito dall'Unione dopo l'esito del referendum che ha sancito la volontà del popolo britannico di andare per la propria strada.

La normativa europea che fissa in due anni il tempo a disposizione per trovare l'accordo prevede anche la possibilità di rinviare la scadenza, a patto però che ci sia l'accordo tra le parti. Il Regno Unito vuole una "nuova partnership profonda e speciale con l'Unione Europea - ha detto il capo-negoziatore britannico, Davis - di fronte a sfide come il terrorismo è più ciò che ci unisce di quanto ci divide". Guy Verhofstadt, parlamentare belga di grande peso a Strasburgo, ha aggiunto che le porte della UE, sebbene ancora aperte, non sono tutte uguali, proprio come quelle di Alice nel paese delle meraviglie: a suo parere nel caso gli inglesi volessero rimanere, dovrebbero rinunciare ai privilegi che negli anni si sono conquistati, primo fra tutti la famosa riduzione di contributo al budget europeo negoziato da Margaret Thatcher nel 1984, e passata alla storia con l'elegante slogan: I want my money back! E Corbyn attacca: non ha più l'autorità. Se ci dovesse essere un cambio di governo durante le trattative che succederà? Londra ha fatto intendere sin dalla fine del settembre scorso, che sarebbe disposta anche a uscire dal mercato unico, qualora non le fosse consentito di riottenere la piena sovranità nazionale sul tema dell'immigrazione.

Come ogni divorzio che si rispetti, il tasto dolente è quello economico. Ma le prime crepe si vanno allargando.

Ci sono altre "questioni importanti - ricorda - che riguardano le Agenzie che dovranno lasciare il Regno Unito, compresa l'Agenzia del farmaco con Milano città candidata e la questione dell'Irlanda del Nord".

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