"Soldi per il suo movimento" Rosario Crocetta indagato

Simona Vicari

Simona Vicari

In cambio dei favori sarebbe stato consegnato un Rolex. Lo ha annunciato il sottosegretario alle Infrastrutture Simona Vicari dopo l'inchiesta che la coinvolge. "Tutto è partito da un atto coraggioso, leale e valoroso, straordinario di un funzionario regionale che ha preso il posto del precedente, e di fronte ad una Procura credibile si è aperto ad una totale dichiarazione su tutto ciò che accadeva in quel contesto". A parlare, non sapendo di essere intercettato, l'armatore Ettore Morace, indagato per corruzione, parlava con un collaboratore dei Rolex che voleva regalare alla sottosegretaria ai trasporti Simona Vicari e ad un uomo del suo staff, Marcello Di Caterina. Un estensione che avrebbe fruttato a Morace oltre tre milioni di euro in più. Dopo pochi giorni, il 24 dicembre, Vicari al telefono lo ringrazia. Ed era stato Ettore Morace a ringraziare per la menzione, definita "motivo di orgoglio, sia per le nostre radici sul territorio siciliano, sia per il continuo sforzo nell'assicurare quei servizi che tengono legati l'isola e i suoi arcipelaghi".

A proposito della Vicari i magistrati spiegano che attraverso "il suo interessamento, Morace è riuscito a ottenere nel periodo monitorato la presentazione e l'approvazione di un emendamento alla legge di stabilità dello Stato con il quale veniva ridotta l'imposta d'Iva dal 10% al 5% per i trasporti su navi veloci, causando un ammanco alle casse dello Stato di 7 milioni di euro e, conseguenziale, notevole arricchimento della società Liberty Lines". "Ciò perchè ho riscontrato un sovradimensionamento della compensazione finanziaria messa a base d'asta.In questo ho avuto la piena condivisione dei dirigenti generali pro tempore, Giovanni Arnone e Fulvio Bellomo e dell'assessore Giovanni Pistorio.". Adesso rischia anche di avere problemi la società che perde una guida sicura proprio a ridosso della stagione estiva: la spa adesso si chiama Liberty Lines, ma la proprietà è sempre dei Morace. Di fatto, con la decisione del Tar, la compagnia di navigazione aveva perso 24 milioni di euro.

Nonostante la pronuncia assolutoria, per i giudici di appello il senatore D'Alì è stato nel tempo protagonista di una "accertata condotta illecita", per via anche dei rapporti con i famigerati mafiosi Messina Denaro, Francesco e Matteo, padre e figlio, il primo morto nel 1998, l'altro latitante dal 1993.

"Abbiamo scoperto un connubio sistemico finalizzato alla corruzione tra imprenditoria e politica" dice ancora il procuratore aggiunto di Palermo Dino Petralia. Tutta l'operazione è scattata grazie a un funzionari regionale leale che ha fatto luce sul presunto giro di mazzette sull'affare del trasporto marittimo siciliano.

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