Maxi multa Ue a Facebook per aver collegato gli account di Whatsapp

Terza multa in sette giorni per Facebook: ha mentito alla Commissione

Maximulta della Ue a Facebook: 110 mln di euro per informazioni fuorvianti sull'acquisizione di WhatsApp

L'informazione dalla UE è stata riferita sia nella notifica dell'operazione, che in una risposta a una richiesta di informazioni richiesta dalla Commissione. Lo scorso anno il commissario irlandese per la protezione dei dati a capo dell'Authority europea aveva richiesto alla società di Zuckerberg di interrompere lo scambio dei dati tra il noto Social Network e il servizio di messaggistica, ed entro la fine dell'estate sarebbe dovuto arrivare un accordo tra le parti per raggiungere una soluzione. "La Commissione deve essere in grado di prendere decisioni rispetto agli effetti sulla concorrenza delle acquisizioni nella piena conoscenza dei fatti corretti". Secondo Bruxelles il social network "fornì informazioni inesatte e devianti" nel corso dell'inchiesta che la stessa Commissione Ue condusse nel 2014 sull'acquisizione di WhatsApp.

Da qui la multa da 110 milioni di euro.

E' la prima volta che la Commissione impone una multa ad una azienda per aver fornito informazioni scorrette o ingannevoli da quando il regolamento sulle fusioni è entrato in vigore (2004). "Pertanto, la violazione di obblighi procedurali di Facebook era almeno negligente".

Pochi giorni fa, inoltre, anche l'Antritrust italiano ha accusato Facebook di aver indotto gli utenti a credere che non avrebbero potuto continuare a utilizzare WhatsApp senza accettare i termini d'uso, tra cui la condivisione di dati personali. "Abbiamo agito in buona fede sin dalle nostre prime interazioni". Quanto accaduto era stato già sottoposto all'attenzione dei legali di Facebook il 20 dicembre 2016 attraverso una dichiarazione di opposizione. L'annuncio odierno chiude la questione. La società di Zuckerberg ha poi ammesso di aver commesso l'infrazione collaborando con la Commissione, che quindi ha deciso di ridurre la multa a 110 milioni dai quasi 250 milioni di euro potenziali, pari all'1% del fatturato 2016 del gigante social. Questo perché, oltre a Facebook, un certo numero di fornitori alternativi continuerebbero a offrire pubblicità mirata dopo la transazione, e una grande quantità di dati degli utenti di internet che sono preziosi per scopi pubblicitari non sono sotto il controllo esclusivo di Facebook e percio' continuerebbero ad esistere. La Commissione però ha precisato che la decisione di oggi non è legata in alcun modo con gli altri cambiamenti inseriti da WhatsApp l'estate scorsa, dove erano presenti aggiornamenti delle condizioni del servizio in termini di privacy.

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