Il tribunale dice no al risarcimento per una torinese rapinata e stuprata

Lo stupratore non può pagare negato anche l'indennizzo dello Stato

«Stupratore indigente»: a Torino negato il risarcimento dello Stato alla vittima

Nessun risarcimento per una donna vittima di uno stupro: nè dal suo aggressore, risultato indigente, ma neppure dallo Stato italiano. A questo punto la donna, sperando di ottenere la giustizia che merita, si è rivolta al Tribunale civile di Torino per chiedere che sia la Presidenza del Consiglio dei Ministri a risarcirla come previsto dalla Direttiva Ce numero 80 del 2004 che impone agli Stati membri di garantire un adeguato ed equo ristoro alle vittime di reati violenti intenzionali.

Secondo i giudici quindi, aver subìto una violenza non sarebbe automaticamente diritto al rimborso da parte dello Stato.

Incredibile sentenza a Torino: il tribunale non ha risarcito una donna stuprata perché l'aggressore è indigente.

Il 22 ottobre del 2011 Roberta stava rientrando a casa dopo una giornata di lavoro.

"La battaglia legale che sto facendo per l'indennizzo - dice oggi la donna in un'intervista rilasciata a Federica Cravero per Repubblica - è per sensibilizzare tutte le donne che stanno passando quello che è accaduto a me". Il perché è da ricercarsi in un tecnicismo. I giudici di Torino però hanno respinto il ricorso, in quanto la donna non avrebbe dimostrato che il colpevole non fosse in grado di pagare.

La sentenza, depositata la scorsa settimana, si scontra con un altro verdetto, diametralmente opposto, a Milano. Il motivo? L'indigenza economica dello stupratore ma anche un'interpretazione discrezionale di una direttiva UE da parte dei giudici che hanno esaminato il caso. Così come lo stupratore di Roberta.

Quella del tribunale subalpino è una decisione che contrasta con quella emessa qualche tempo prima dalla Corte d'appello di Milano, che in un caso analogo avevano riconosciuto un risarcimento di 220 mila euro a una ragazza violentata davanti alla madre da un gruppo di rapinatori che non potevano risarcire perché detenuti.

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