Obiettori di coscienza nei consultori: il Tar dà ragione alla donne

Ecco perché il Movimento per la Vita Italiano rimane "perplesso rispetto alle valutazioni scientifiche dei giudici amministrativi e alla loro considerazione del diritto all'obiezione di coscienza" e per questo "continuerà la sua battaglia presso il Consiglio di Stato a difesa del diritto delle donne alla corretta informazione, della dignità della professione medica e, soprattutto, della vita dell'embrione umano, considerato dall'industria del farmaco un oggetto prima che esso possa annidarsi nell'utero materno".

- l'obiezione di coscienza da parte dei medici, per quanto previsto dalla legge 194, non si può applicare alla certificazione dello stato di gravidanza, attestazione necessaria per l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG).

Nella sua sentenza il Tar è chiaro: "è da escludere che l'attività di mero accertamento dello stato di gravidanza richiesta al medico di un consultorio si presenti come atta a turbare la coscienza dell'obiettore, trattandosi, per quanto sopra chiarito, di attività meramente preliminari non legate al processo d'interruzione". "Tale certificazione, infatti, non riguarda l'IVG ma e' la semplice attestazione di uno stato di salute". Per lo stesso motivo, prosegue l'allegato al decreto firmato dal governatore Zingaretti, il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all'applicazione di sistemi contraccettivi meccanici. Lo comunica in una nota la stessa Regione, spiegando che la vicenda era iniziata nel 2014, quando il Tar si era gia' espresso contro la richiesta di sospensiva dei ricorrenti e che "oggi, con un giudizio nel merito, vede accolta in pieno la posizione assunta dalla Regione Lazio". Anche nel caso delle pillole concezionali il Tar ha ribadito che non possono essere considerati aborto, nemmeno quelle del giorno dopo, quindi non sussiste alcun diritto di obiezione di coscienza.

Attività su cui, sosteneva la Regione, non si poteva opporre l'obiezione di coscienza, come invece accade ancora in molti servizi per le donne di tutta Italia. "Chiediamo ora che tutti i presidenti di Regione seguano l'esempio del Presidente Zingaretti, affinché la legge sull' aborto sia applicata correttamente, a tutela della salute, dei diritti delle donne e dello Stato di diritto", concludono Gallo e Parachini.

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